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PRESS RELEASE METAPHYSICAL
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METAPHYSICAL


a cura di James Putnam



Rina Banerjee, Paul Benney, Adam Fuss, Gonkar Gyatso, Michael Joo, Jason Martin, Chiharu Shiota, Kiki Smith


 

OPENING: 16 SETTEMBRE  -  h 18.00

 

PERIODO: 17 SETTEMBRE - 30 DICEMBRE 2013


ORARI: MARTEDI' – SABATO, 15.00 – 19.00


 

Il sublime e lo spirituale, fondamentali per la nostra sensibilità umana, tendono ad avere un significato marginale nel mercato dell’arte contemporanea, che sempre più si preoccupa dei valori materiali. Anche il carattere ironico di molta arte contemporanea è diametricalmente opposto all’impulso spirituale.


Metaphysical è una mostra di opere di otto differenti artisti contemporanei che mira a trasmettere un’esperienza che trascenda la materialità con un senso astratto dello spirituale, senza alludere a nessuna specifica religione.


Metaphysical è un termine intrigante, non è facilmente definibile, che riguarda cose che si pensano esistere, ma che non possono essere viste, un genere di realtà che sta dietro a quanto è percepibile coi sensi. Il termine è composto da “meta-” (oltre) e “physical” (natura), suggerendo qualcosa di soprannaturale o al di fuori dell’esperienza quotidiana o della conoscenza.


Questa mostra in cui espongono artisti internazionali di spicco, comprende lavori con differenti media mirando ad esprimere questa aura del metafisico.


 

RINA BANERJEE

Nasce nel 1963 a Calcutta, in India. Si diploma in Fine Arts presso la Yale University. Ad oggi, vive e lavora a Manhattan. L’esser cresciuta in contesti urbani e in comunità multiculturali e multiraziali, le ha dato spunto per la creazione di una sua visione globale, alla base di tutto il suo lavoro artistico. L’artista ama diversi materiali e oggetti come tessuti pregiati, reperti etnici, architettonici e coloniali, da lei scelti per la loro capacità di prender vita nelle sue opere. Nelle sue istallazioni multimediali vengono adoperati altri disparati oggetti e souvenir come alligatori imbalsamati, brande di legno, ossa di pesci e conchiglie che vengono incastonati in ombrelli e strutture di metallo. I suoi lavori, così riccamente elaborati, complicano il ruolo dell’oggetto in sé come rappresentazione di culture diverse, in modo da sorprendere e affascinare. Servendosi di oggetti sia organici che inorganici, Rina Banerjee inventa mondi fiabeschi, eccitanti e minacciosi.“Il mio lavoro esplora specifici eventi coloniali ricreando luoghi e identità come complesse esperienze ingrovigliate e talvolta surreali”. Rina Banerjee.


PAUL BENNEY

Nasce nel 1959 a Londra, dove attualmente vive e lavora dopo un periodo di attività a New York. Negli ultimi anni, Benney ha prodotto un distinto e singolare gruppo di opere sia negli USA che in Inghilterra. Le sue opere sono esposte nelle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo come al Metropolitan Museum di New York, alla National Gallery in Australia e alla National Portrait Gallery di Londra. Benney è considerato uno dei personaggi chiave del gruppo dei Neo-espressionisti dei primi anni ’80 dell’East Village di New York ed è noto per le sue macabre rappresentazioni raffiguranti il lato oscuro dell’anima, tema che da sempre lo ha interessato. L’artista dipinge figure dal significato estrememente mutevole, che incarnano una continua ricerca di spirituralità. Paul Benney è inoltre molto noto per la sua serie di ritratti, aventi come soggetto prominenti figure politiche e culturali.

La serie dei Black Mirrors, qui esposta per la prima volta, è ispirata al lavoro dell’alchimista inglese John Dee (XVI sec.), che servendosi di specchi in vetro nero vulcanico, in base all’incidenza della luce, vi leggeva l’occulto, visioni magiche e simboli.


ADAM FUSS

Nasce nel 1961 a Londra, vive e lavora a New York, città in cui si trasferisce nel 1982. Le opere di Adam Fuss sono esposte nelle collezioni permanenti dei principali musei americani come il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum of Art, il Whitney Museum of American Art a New York e al Museum of Modern Art di  San Francisco. Dopo l’iniziale carriera da fotografo pubblicitario, l’artista passa a prediligere le tecniche più originarie della fotografia, come il fotogramma e l’uso del dagherrotipo, sulle impronte di Man Ray e Làszlò Moholy-Nagy. I suoi lavori includono fotogrammi di gocce d’acqua, fumi, fiori, serpenti, vestaglie battesimali e uccelli catturati mentre volano, per creare immagini evocative ed enigmatiche che esplorino il mistero, la complessità e la caducità della vita.


GONKAR GYATSO

Nasce nel 1961 a Lhasa, in Tibet. Si trasferisce a Londra negli anni ’90 e studia alla Chelsea School of Art and Design. Ancora oggi vive e lavora a Londra. Gyatso è uno dei più importanti artisti contemporanei tibetani. I suoi lavori sono stati esposti in gallerie e musei di tutto il mondo, tra cui il Boston Museum of Fine Arts, il Museum of Art di Tel Aviv e la Chinese National Art Gallery di Pechino. Nel 2009, Gonkar Gyatso partecipa alla 53° Edizione della Biennale d'Arte di Venezia. L’artista è noto soprattutto per l’uso di immagini e icone pop racchiuse all’interno della forma del Buddha, oppure sculture di Buddha completamente ricoperte da adesivi che rappresentano personaggi di popolari cartoni animati, pubblicità e riviste. Gli adesivi che Gyatso colleziona rappresentano per lui una forma culturale, così come tutti i tipi di media che ispirano il suo lavoro. Le sue opere hanno spesso a che fare con la satira politica e rappresentano una esplicita presa di posizione nei confronti della cultura di massa del XXI secolo.“Come l’identità della mia patria non può separare la religione dalla politica, così la mia sensibilità è stata modellata dall’innegabile legame tra i due". Gonkar Gyatso


MICHEAL JOO

Nasce nel 1966 ad Ithaca, negli USA. Studia alla Washington University e alla scuola d’arte di Yale. Vive e lavora a New York. I lavori di Joo sono stati acquisiti da numerose collezioni pubbliche e private, tra cui quelle del FNAC di Parigi, del Guggenheim, del Museum of Modern Art e del Whitney Museum of American Art di New York. L’artista crea narrazioni che esplorano luoghi, persone e oggetti, reinterpretandone le percezioni: perché percepiamo quello che percepiamo – scienza e religione, natura e intervento dell’uomo, verità e finzione, cultura popolare e elitaria. Il suo lavoro investiga i concetti di identità e conoscenza all’interno di un ibrido mondo contemporaneo, attraverso una varietà di mezzi come video, sculture, istallazioni di ogni materiale dal bamboo al sudore umano, dai disegni alle stampe. In tal modo, sembra che l’artista provi a raggiungere permanentemente l’irraggiungibile: farci vedere un oggetto nella sua vita reale che è a malapena concepibile nella sua integrità.


JASON MARTIN

Nasce nel 1970 presso le Isole Channel, in Gran Bretagna e studia alla Goldsmith di Londra. Attualmente vive e lavora tra Londra e Lisbona. La sua partecipazione alla mostra Sensation: Young British Artistis from the Saatchi Collection, nel 1997, sancisce il suo ingresso nello scenario artistico internazionale. Da allora l’artista ha esposto nei più importanti musei, tra cui nel 2009 alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e ha vinto due premi, quali il Liverpool Biennial of Contemporary Art (1999) e l’European Biennial of the Visual Arts a La Spezia (2000). Jason Martin è noto per i suoi quadri monocromi. I lavori di Jason Martin oscillano tra tensione e quiete. La sua arte racchiude vitalità ed energia che danno corpo alla simultaneità tra gesto e dinamismo dell’immagine. La sua è una costante qualità che risiede nel perpetuo movimento e in una continua necessità di interrogarsi e di interrogare le infinite possibilità del dipingere. Tutto richiama il dinamismo di un “atto unico” che unisce creazione e sguardo, perfezione e osservazione.

 

CHIHARU SHIOTA

Nasce nel 1972 a Osaka, in Giappone. Studia Fine Arts in Giappone e poi in Germania con Marina Abramovic. Ad oggi vive e lavora a Berlino. La Shiota espone regolarmente nelle gallerie di diverse città come New York, Berlino, Zurigo, Parigi e Milano, i cui più prominenti musei ospitano in collezione permanente alcuni dei suoi lavori. L’artista è stata oggi selezionata per rappresentare il Giappone alla 56° Edizione della Biennale d'Arte di Venezia (2015), dove presenterà The Key in the hand a cura di Hitoshi Nakano. Chiharu Shiota fa del suo corpo lo spazio del suo intervento artistico, realizzando performance legate alla terra, al passato e alla memoria. E’ inoltre ben conosciuta per le sue installazioni realizzate principalmente con finestre rotte, valigie, vecchi vestiti, scarpe o con fili che avvolgono e intrappolano gli oggetti più disparati. Se questi oggetti da un lato danno vita a sensazioni inquietanti, dall’altro sprigionano ricordi del passato, accumulati dall’umanità nel corso dei tempi.


KIKI SMITH

Nasce nel 1954 a Norimberga, in Germania. Dal 1976 vive e lavora a New York. L’artista ha esposto nei più prestigiosi musei americani come nei newyorkesi Museum of Modern Art, Whitney Museum of American Art, Solomon R. Guggenheim Museum, Metropolitan Museum of Art e al Museum of Contemporary Art di Los Angeles.  L’attenzione della Smith è rivolta ad una pluralità di temi, alcuni dei quali derivano dalla sua biografia. Il tema centrale del suo operato è la corporalità umana, in particolare quella femminile. Il corpo della donna diventa un campo di battaglia per ideologie politiche e sociali. Accanto ai motivi della mortalità e della decadenza si accostano quelli della nascita e della riproduzione. Un altro soggetto è il regno animale, specialmente la vulnerabilità dei volatili e la ferocia dei lupi che evoca la condzione umana. Kiki Smith è nota principalmente per le sue sculture, ma anche per le stampe e le incisioni: “Le stampe imitano ciò che noi siamo come uomini: siamo tutti uguali ma ognuno di noi è diverso. Io penso che ci sia un potere spirtiuale nella ripetizione, un senso devozionale, come dire il rosario”. Kiki Smith, 1998.