MIMMO SCOGNAMIGLIO ARTECONTEMPORANEA



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GIOVANNI MANFREDINI e JAUME PLENSA

 

OPENING: 16 DICEMBRE 2001


ORARI: LUNEDI' - MARTEDI', 10.30 - 13.00 / 16.30 - 19.00

 

SEDE: VIA M. D'AYALA, 6 - NAPOLI


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Giovanni Manfredini è nato a Pavullo sul Frignano (Mo) nel 1963.

Nel biennio 1992 - 93  sviluppa in modo decisivo la sua ricerca di un linguaggio nuovo aperto al rapporto tra la superfice dell’opera e il potenziale vivente della materia organica. E’ del 1993 il primo quadro VIVI, un passaggio fondamentale per i successivi esiti formali ed etici dell’opera. 

Tra le sue personali, oltre quella di Napoli nell’aprile 2000 sempre alla galleria di Mimmo Scognamiglio, sono da ricordare quelle alla Fondazione Mudima di Milano (1996), alla Palazzina dei Giardini di Modena (1997), allo Spazio Aperto della Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1998), alle gallerie Otto e a No Code di Bologna, insieme a Gilberto Zorio, alla galleria Girondini di Verona, alla galleria Triebold di Basilea, alla galleria Mudima2 di Milano e allo StadtMuseum di Waiblingen a Stoccarda nel 2001, ha inoltre in preparazione mostre personali a Madrid, Amburgo e Colonia.

Ha partecipato ad importanti mostre collettive tra cui Minimalia, esposizione ia cura di Achille Bonito Oliva a Venezia, Roma e PS1 di New York, Arte Italiana. Ultimi quarantanni. Pittura iconica, presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna e The opening presso lo S.M.A.K. Stedelijk Museum di Gand. 

Del suo lavoro hanno scritto Danilo Eccher, Walter Guadagnini, Flaminio Gualdoni, Jan Hoet, Tommaso Trini, Alberto Fiz, Gianluca Ranzi, Helmut. Herbst e Achille Bonito Oliva.

 

Jaume Plensa, nasce  a Barcellona nel 1955.

A partire dal 1979 ha iniziato ad esporre in  Spagna fra Barcellona e Madrid. Nel 1987 ha esposto presso lo spazio Halle Sud di Ginevra, nel 1988 ha tenuto mostre personali a Lione al Musée d’Art Contemporain e alla galleria Skulima di Berlino. Dopo una personale a New York presso la Sharpe Gallery, nel 1990 ha partecipato in Italia all’esposizione Il mondo delle torri: da Babilonia a Manhattan al palazzo Reale di Milano ed è stato invitato in Giappone a Barcelona Avant-Gard Part. 2. Nel 1992 ha vinto il premio per le arti plastiche della rivista spagnola Ojo Critico, primo di una serie di premi che lo vedranno protagonista. In Italia Plensa ha esposto a Firenze presso la galleria Gentili nel 1992, a Modena presso la Galleria Civica, a Napoli nel 1996 nella galleria Mimmo Scognamiglio e a Verona a .Palazzo Forti nel 1998. Nel 1996 è stato invitato a Prato, nell’ambito del progetto Sarajevo 2000, alla collettiva Ars Aevi 2000, organizzata dal centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci. Ha realizzato mostre personali in alcuni importanti musei come: Galerie Nationale du Jeu de Paume a Parigi, Malmö Konsthalle a Malmö, Fondation Miro’ a Barcellona, Reina Sofia a Madrid, The MAC, The McKiney Avenue Contemporary a Dallas.

 

Manfredini continua la propria ricerca sul “corpo”. E allo stesso modo in cui la musica, corpo e danza si fondono insieme nel balletto, il corpo dell’artista Manfredini si fonde con la materia, oggetto della pittura. La costruzione del lavoro, sia che si tratti delle grandi opere che di quelle più piccole su carta, è la stessa: l’artista utilizza elementi naturali, un impasto di colla vinilica, acqua e polvere di conchiglia, che, dopo essersi asciugato, viene aggredito dal fuoco e dal nerofumo. Le immagini vengono “alla luce” togliendo una parte di quel velo di fumo, grazie ad un vero e proprio calco corporeo: è un contatto tra due pelli, è un’osmosi tra due verità, il corpo di Giovanni Manfredini e quello della superficie trattata col fuoco. E quando l’artista si “stacca” dall’opera, lascia lì la propria impronta, carica di energia positiva e di luce. Si potrebbe dire che egli ha fatto nascere un nuovo “ego” che prende vita con e nella pittura. Finora non si era mai visto niente di simile: il lavoro di Manfredini è assolutamente originale.

Se Manfredini evidenzia attraverso il calco del proprio corpo l’interiorità del suo essere, Jaume Plensa fa uso di elementi che lo circondano, che sono reali, non più soltanto di quanto c’è di naturale, ma anche di artificiale, materia, luce, suoni, emozioni, sensazioni ad essi legate, per arrivare ad una sintesi di linguaggio tale da raggiungere quel “quid” espressivo che chiamiamo arte. I materiali diventano involucri di vetro, la luce dei neon acconpagnata da suoni, si espande in tutto l’ambiente creando una condizione di totale avvolgimento emotivo, ed è, in questo ambiente, che isola la mente, che ritrovi, attraverso le emozioni scaturite da quei suoni e quelle luci, l’origine recognita dei pensieri.

Plensa recupera non più il versante formale, come era già nei suoi lavori precedenti, ma anche quello più etereo, spirituale, a volte specificatamente mentale, perché permette di riflettere le vibrazioni dei materiali. L’ artista ha recuperato alle proprie opere il ruolo di contenitori protettivi del vuoto in un silenzio alternativo al fracasso del presente.