KEITH EDMIER | CHIHARU SHIOTA | JOANA VASCONCELOS


CHE FINE HA FATTO IL CAGNOLINO DI MIA NONNA? 

WHATEVER HAPPENED TO MY GRANDMOTHER'S DOGGY

A cura di Antonio D'Amico

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OPENING: 15 NOVEMBRE 2018 dalle 18:30

PERIODO: 16 NOVEMBRE – 25 GENNAIO 2019

ORARI: LUNEDI’ – VENERDI’: 11.00–19.00 – SABATO SU APPUNTAMENTO

 

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta un nuovo progetto espositivo ideato e curato da Antonio D’Amico, storico e critico d’arte, che pone l’attenzione sulle molteplici possibilità di guardare la realtà, innescando atteggiamenti che dall’oggettivo sfociano verso visioni interpretative. Si tratta di un processo intrigante e creativo di grande suggestione che viene indagato dai tre artisti coinvolti, Keith Edmier, Joana Vasconcelos e Chiharu Shiota, per i quali la realtà è “una finestra dalla quale si affacciano per guardare ciò che li circonda e per catturare immagini da soggettare a pensieri della mente, che traducono in forme dove la fonte d’ispirazione rimane saldamente riconoscibile”. Emergono così opere che se per certi versi mostrano una mimesidella realtà, per altri la rivestono di uno strato intimo e soggettivo, consegnando allo spettatore una visione specchiante, una sorta di torsione personale del reale. Questo processo creativo trova le sue radici filosofiche in Platone, il quale parla di “rispecchiamento” della realtà, ossia di un’azione che non equivale a una perfetta riproduzione del reale, bensì alla restituzione di un’immagine che deve soltanto suggerire la sua fonte di partenza.

Attraverso uno studio dell’arte ottocentesca a Lisbona, Joana Vasconcelos incentiva uno stretto dialogo con la storia e si appropria dell’immagine di un gruppo di animali in ceramica, sopra i quali stende una coltre magica che proviene dalla tradizione popolare di merlettaie che dal Portogallo e dal mondo inviano all’artista centrini realizzati all’uncinetto, facendoli diventare uno schermo, una protezione sotto ai quali vivono i suoi animali che ci guardano silenziosi. 

La memoria di un ricordo, di uno sguardo, viene bloccato da Chiharu Shiota nel tempo e nello spazio attraverso una ragnatela di fili colorati, con una visione onirica che rimanda al sogno e all’introspezione. L’artista giapponese esegue diari scultorei metafisici, i cui oggetti intrappolati non ci sveleranno mai i segreti e i pensieri sopraggiunti in un istante creativo, bensì ci consegna un rebus del quale ciascuno potrà appropriarsi e risolvere con la propria esperienza di vita. 

Quello di Keith Edmier è uno sguardo attento sulla storia dell’arte del Seicento, in cui regna sovrana la riproduzione del reale, la mimesi di ciò che risiede in natura. Edmier catalizza la sua attenzione sui fiori dipinti da Caravaggio o da Carlo Dolci e non solo, facendoli rivivere nell’oggi e concedendo loro una seconda vita tridimensionale che ruota nello spazio. 

Dinanzi ai fiori scultorei di Edmier che hanno la loro radice nella storia, agli animali “vestiti” di Vasconcelos che preservano la memoria della tradizione e alle scatole magiche di Shiota che svelano pensieri intimi e reconditi, lo spettatore potrà muoversi tra gli spazi della galleria di Mimmo Scognamiglio come in un giardino misterioso e fascinoso, popolato da forme e figure che attraggono la nostra attenzione in un continuo gioco di domande, alla ricerca di punti d’attracco con la realtà. 

Chissà che fine ha fatto il cagnolino di mia nonna, è il titolo della mostra che risuona come un interrogativo a cui per primo il curatore si sottopone. Si tratta di una domanda che apparentemente può essere legata ai ricordi d’infanzia ma che va ben oltre, in quanto nasconde il tentativo di ribaltare il quesito, scaturito da un episodio lontano nel tempo, in un collegamento con la pratica sperimentata da alcuni artisti, capaci di generare nuove idee e forme, partendo da ciò che catalizza i loro sguardi e i loro pensieri. Infatti, Keith Edmier, Joana Vasconcelos e Chiharu Shiota, procedono nel loro lavoro per “rispecchiamento” e rielaborazione di figure reali, presentate sotto forma di pensieri, idee, riferimenti misteriosi e affascinanti fisionomie.

Quando ero piccolo- racconta D’Amico - mia nonna aveva in campagna un cagnolino dispettoso che faceva la pipì sui fiori e per disperazione lei li rivestiva con sacchetti di plastica colorati e bucherellati per far vivere e respirare le sue meravigliose creature. Quel cagnolino era così dispettoso però che guardando la nuova “pianta” creata da mia nonna, più grande e ancor più colorata, si divertiva a smuoverla con la zampa e ad abbaiargli contro, forse perché non riconosceva più la sua fonte di attrazione e soprattutto probabilmente aveva capito che sotto si nascondeva il suo desiderio. Chissà che fine ha fatto il cagnolino di mia nonna? Molte volte mi sono chiesto come mai non faceva più la pipì sulla grande e attraente forma di plastica, ai miei occhi ancor più attraente della pianta, ma si fermava soltanto a guardarla con sospetto. Una risposta non sono mai riuscito a darmela e a ripensarci bene non saprei darla neanche adesso, forse. Però, un collegamento con l’arte potrei suggerirlo perché alcuni artisti si comportano allo stesso modo di quel cagnolino. Anzi, prendendo spunto dalla fonte di partenza, se ne servono per riproporla con nuove sembianze. La pianta custodita sotto la forma creata da mia nonna rimane pur sempre viva ma nascosta, celata alla vista di quel cagnolino che però rimane a fissarla e a farne memoria, anche se adesso vede qualcosa di diverso. Proprio come accade con molte opere d’arte! Gli artisti si fermano a guardare il dato oggettivo con insistenza e applicano un’evasione mentale e creativa per comportarsi come quel cagnolino”. 

Nel mutato atteggiamento del cagnolino dispettoso nei confronti delle nuove forme assunte dalle piante, D’Amico individua la persistenza di un’attrazione che si trasforma da semplice ispirazione a immagine soggettiva e dunque opera d’arte.

In mostra dunque, tre punti di vista che racchiudono un mondo magico e che si alternano negli spazi della galleria, innescando nuove relazioni tra arte e ciò che ci circonda, pur consentendo a ciascuno di riconoscere la memoria di ciò che è fuori, là negli spazi della vita. 

 

OPENING: NOVEMBER 15th 2018 from 6:30 p.m.

FROM: NOVEMBER 16th– JANUARY 25th 2019

OPENING HOURS: MONDAY – FRIDAY: 11.00–07.00 – SATURDAY BY APPOINTMENT ONLY

 

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presents a new exhibition project created and curated by Antonio D’Amico, art historian and critic, which underlines the multiple possibilities of observing reality by triggering behaviours that from the objective facts draw into subjective visions. It is an intriguing and creative process of great suggestion inspected by the three artists involved in this project, Keith Edmier, Joana Vasconcelos e Chiharu Shiota, who conceive reality as a window from which to look out for gaze at what surrounds them and to capture images, linked with mind’s thoughts, that come in forms from which the starting point is the source of inspiration”.They let emerge in this way works that not only show a mimesisof reality, but they also cover it in an intimate and subjective layer, handing to spectators a reflecting vision, a sort of personal torsion of the real. Such a creative process has its philosophical origins in Plato, who has first talked about “reflection” of reality, that is to say an action which does not correspond directly to a perfect representation of the real, but rather to the returning of an image which only prompts its source.

By researching 19th Century art in Lisbon, Joana Vasconcelos promotes a deep conversation with history and seizes the shapes of a group of ceramic animals, upon which she spreads a magical blanket coming from the tradition of the lace-makers, delivering to the artist crochet doilies from Portugal as well as from all over the world. These doilies become a protective shield where her silent animals are free to live and to look at us, quietly.

Memories and glances are freezed between time and space by Chiharu Shiota, through a spider web made of coloured threads, in a dreamlike vision which recalls dreams and introspection. The Japanese artist creates metaphisical sculptural diaries, in which the trapped objects will never share their secrets and thoughts risen from a creative moment; instead they puzzle us with a riddle everyone can solve using personal experiences.

Keith Edmier masters his knowledge of the art of the 15th century, when the reproduction of the reality ruled on everything. His attention is caught by flowers painted by Caravaggio, Carlo Dolci and others, bringing them back to life and giving them a tridimensional existence twirling into space. 

In front of Edmier’s sculpted flowers coming directly from History, Vasconcelos’ “dressed up” animals like keepers of tradition and Shiota’s magic boxes that unveil intimate and secret thoughts, the spectator can move from one room to another inside Mimmo Scognamiglio gallery like if it was a misterious and enchanted garden, populated by catching shapes that try to connect their own world to our reality. 

Whatever happened to my grandmother’s doggy sounds like a query that first questions the curator himself. It’s a question only apparently related to the childhood’s memory, but that rather goes beyond, trying to hide from something born back in time, in a kind of link to the artists’ feelings, who are capable of generating new ideas and forms starting from something that catches their eyes and thoughts. Edmier, Vasconcelos and Shiota pursue indeed in their process of “reflection” and reworking of real shapes, presented like thoughts, ideas, misterious references and fascinating forms.

“When I was young – D’Amico tells - my grandmother had a spitefulin little puppy living in the countryside, who used to pee on her flowers, so she would desperately cover the flowers with coloured  plastic bags to keep those wonderful natural creatures alive. That little dog was so mischievous that he kept looking at the new plant created by my grandmother, bigger and even more colorful, and would enjoy scratching it with his paws and barking at it, maybe because he didn’t recognized his source of primordial attraction anymore. Who knows what happened to grandmother's dog. Many times I wondered why he wasn’t peeing anymore on the big and attractive plastic shape, but I could never answer and, thinking back, I can’t even now. However, I certainly know that the research of many artists is geared to an evasive insistence on the ‘real’ that  brings to my memory the behavior of my grandmother's dog.”

In the mischievous little dog’s changed behaviour towards the new botanical shapes, D’Amico finds the continuing attraction that turns from mere inspiration to subjective vision and therefore work of art.

On display three points of view which enclose a magical world and that interchange into the gallery spaces, triggering new relations between art and what surrounds us, always letting everyone recognise the memory of what’s out there, in life’s spaces.